Smart working e Stress Lavoro-Correlato

Durante la pandemia l’utilizzo dello smart working come nuovo metodo di lavoro ha permesso a tante aziende di limitare i contatti e contrastare l’aumento dei casi di Coronavirus. Ma se da un lato ha rivestito un soluzione fondamentale a numerosi problemi, sarebbe superficiale trascurare i fronti critici ed i rischi che il lavoro agile comporta. La parola chiave quando si parla di smart working è “Connessione”: il lavoratore vive gran parte del suo orario di lavoro connesso a una rete (internet o aziendale). Questo permette al dipendente di accedere ai server aziendali, scambiandosi documenti e informazioni con colleghi, clienti e fornitori, e al datore di lavoro, di poter controllare l’operato dello smart worker attraverso gli strumenti dati in dotazione al lavoratore.

La nuova guida dell’INAIL- Direzione regionale Veneto in collaborazione con Legacoop e IsfidPRISMA, fa una riflessione sugli strumenti per la prevenzione del rischio stress lavoro correlato nello Smart Working e nel lavoro in presenza nell’attuale scenario sanitario.

Il lavoro agile, caratterizzato dalla mancanza di vincoli relativi all’orario di lavoro e al luogo di svolgimento, può sì impattare positivamente nella gestione di situazioni stressanti dal punto di vista emotivo ma presenta anche diversi rischi quali il sovraccarico lavorativo, l’isolamento sociale e la difficoltà di mantenere i confini tra vita privata e vita lavorativa. Per tale ragione è di fondamentale importanza considerare tutti questi aspetti nel documento di valutazione dei rischi.

Un altro aspetto da valutare nel Lavoro Agile è che la trasformazione digitale del lavoro, resa necessaria dalla situazione emergenziale in cui versa il Paese da circa due anni, porta ad un aumento esponenziale delle occasioni di controllo a distanza del lavoratore da parte del datore di lavoro, con implicazioni che riguardano non solo la privacy ma anche il diritto del lavoro. Videochiamate, invio di materiale via chat, conference call a distanza, software che rilevano la presenza al computer del lavoratore hanno preso ormai il sopravvento e la velocità di comunicazione e il miglioramento della qualità del lavoro sono qualità predominanti che passano in primo piano rispetto ai problemi applicativi e i pericoli di invasività vietati dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori.

Sarà fondamentale dunque che il datore di lavoro sia attento alla compliance, sia al fine di evitare sanzioni sia per garantire ai propri dipendenti la salvaguardia del loro benessere e dei loro diritti fondamentali.

In materia di trattamento di dati personali, il datore di lavoro, titolare del trattamento, è tenuto ai seguenti adempimenti:

  1. a) consegna al lavoratore di adeguata informativa che indichi, da un lato, le modalità d’uso degli strumenti e ai controlli che possono essere effettuati e, dall’altro, tutte le informazioni connesse al trattamento di dati personali previste dalla normativa vigente all’epoca della riforma ossia del Lgs. n. 196/2003(poi aggiornato dal D.Lgs. n. 101/2018 che ha recepito il Reg. UE 2016/679, c.d. GDPR);
  2. b) rispetto dei principi e delle regole sanciti dalla normativa europea e nazionale per il trattamento di dati personali connesso all’utilizzo degli strumenti di controllo;
  3. c) previsione di elementi aggiuntivi quali all’informativa sancita dall’art.13 del Gdpr, con cui il datore di lavoro spiega al lavoratore come deve utilizzare gli strumenti assegnati, per quali fini e con quali limiti, sia in quali forme potrà esercitare forme di controllo grazie a tali strumenti.